ATTUALITA’

Nuove regole per i cittadini Ue

Il Consiglio dei ministri ha approvato le nuove norme sulla circolazione e il soggiorno in Italia dei cittadini dell'Unione europea.

Secondo il testo, i cittadini dell'Unione possono soggiornare in Italia fino a tre mesi senza alcuna condizione o formalità, salvo il possesso di un documento d'identità valido per l'espatrio rilasciato dal loro Paese Possono soggiornare per più di tre mesi, invece, i lavoratori (autonomi o subordinati), gli studenti e chiunque abbia risorse sufficienti per non pesare sull'assistenza sociale e un' assicurazione sanitaria. Tuttavia, il cittadino dell'Unione che ha soggiornato legalmente ed in via continuativa per cinque anni nel territorio nazionale ha diritto al soggiorno permanente.

Il diritto di soggiorno è esteso anche ai familiari dei cittadini dell'Unione europea, dove per "familiare" si intende: il coniuge, il partner che ha contratto con il cittadino dell'UE un'"unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro", i discendenti diretti di età inferiore a 21 anni o a carico, gli ascendenti diretti a carico e quelli del coniuge o del partner


NORMATIVA

Denunce all’INAIL

Dal mese di febbraio, la denuncia all'Inail, per assicurare un lavoratore, si potrà fare solo via internet. Chi, invece, assume una colf o una badante può effettuare la comunicazione anche tramite telefono.

Gli strumenti informatici che si possono utilizzare sono:

- DNA (denuncia nominativa assicurato) on-line sul sito www.inail.it - sezione Punto Cliente, disponibile per tutti i datori di lavoro titolari di posizione assicurativa e per i loro intermediari che sono in possesso di un codice PIN rilasciato dall'Inail per l'accesso alla funzione;

- Posta elettronica all'indirizzo dna@inail.it , disponibile per tutte le categorie di datori di lavoro, inclusi coloro che non sono tenuti ad instaurare il rapporto assicurativo in forma diretta con l'Istituto, come nel caso in cui i premi assicurativi sono versati in forma unificata all'INPS (ad esempio, datori di lavoro agricoli);

- Collegamento telematico con l'Anagrafe Tributaria, per i datori di lavoro abilitati all'accesso".

Queste comunicazioni devono essere effettuati entro 24 ore dall’inizio dell’attività lavorativa.


Ricongiungimenti: La validazione dei documenti serve solo agli extraue

Il timbro del consolato volto alla validazione dei documenti stranieri non è necessario in caso di ricongiungimento con un cittadino comunitario o in caso di coesione.

La “validazione” è stata introdotta dalla legge Bossi - Fini, come un controllo dei consolati sui documenti stranieri, già tradotti e legalizzati, che attestano il rapporto di parentela come certificati di matrimonio, atti di nascita, stati di famiglia ecc..

Oltre che allungare ulteriormente i tempi dei ricongiungimenti, questo ulteriore passaggio ha aumentato il carico di lavoro delle nostre rappresentanze. Per evitare richieste inutili, il ministero degli Esteri ha quindi dato nuove disposizioni alle rappresentanze diplomatiche, illustrate in una circolare inviata il mese scorso dal Viminale a tutte le prefetture.

I nostri consolati sono stati, quindi, invitati ad accettare le richieste di validazione solo se a chiedere il ricongiungimento è un cittadino extracomunitario

La validazione rimane comunque indispensabile per i parenti di cittadini extracomunitari che chiedono un visto d'ingresso per "ricongiungimento familiare" o "familiare al seguito"

(ALLEGATO C).


GIURISPRUDENZA

TAR PIEMONTE, SEZ. II – sentenza 16 gennaio 2007 n. 16

Provvedimento di espulsione – ordinanza di estinzione del reato – rilevanza

Nel formulare il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno ed il conseguente provvedimento di espulsione si deve tenere conto della valutazione della pericolosità sociale e dell’inserimento lavorativo dello straniero, sicchè l’ordinanza con cui il Tribunale dichiara estinto il reato, antecedente al provvedimento di rigetto del rinnovo del permesso di soggiorno da parte del Questore, è rilevante ai fini della valutazione complessiva per il rinnovo del permesso di soggiorno


TAR PIEMONTE, SEZ. II - sentenza 16 gennaio 2007 n. 14

Prostituzione – libertà di determinazione della donna – nozione di sicurezza pubblica

La prostituzione non può essere qualificata come attività pericolosa per la sicurezza pubblica o per la pubblica moralità se non venga esercitata con particolari modalità come adescamento, ostentazione o scandalosa molestia ai passanti. La legge n. 75 del 1958 tutela la libertà di determinazione della donna nel compimento di atti sessuali garantita attraverso il perseguimento dei terzi che da tale attività intendono ricavare un vantaggio economico, atteso che non costituisce reato il compimento di atti sessuali al di fuori di ogni attività di sfruttamento o di agevolazione, anche se posta in essere con fini di lucro personale. Di conseguenza, il provvedimento di espulsione adottato motivando che tale attività costituisce pericolo per la sicurezza pubblica è illegittimo e va annullato


Faq

Sono un datore di lavoro che nel mese di marzo 2006 ha fatto una richiesta di assunzione per una cittadina ucraina. La ragazza è entrata in Italia con un visto Schengen spagnolo ormai scaduto il 29/12/2006.

Il 31/01/07 devo recarmi in prefettura per ritirare il nulla osta al lavoro. La ragazza deve, quindi tornare nel suo paese per richiedere in Ambasciata il visto d’ingresso per lavoro e tornare in Italia. Il mio timore è che possa avere dei problemi all’uscita dal nostro paese. Vorrei un consiglio anche per non avere dei problemi con l’Ambasciata di Kiev  nel caso dovesse risultare  che la ragazza è stata in Italia clandestinamente.

Con riferimento alla sua richiesta devo, purtroppo, comunicarLe che non esiste un metodo  sicuro in grado di garantire un rientro sereno e immune da rischi alla cittadina ucraina (irregolarmente presente sul territorio nazionale, perché in possesso di visto Schengen scaduto in data 15/12/2006), che intende tornare nel suo Paese per prendere il visto di ingresso in Italia. Il nulla osta al lavoro è un’autorizzazione rilasciata dallo Sportello Unico per l’Immigrazione al datore di lavoro, che deve essere inviata allo straniero che ufficialmente si trova (dovrebbe trovarsi) nel proprio Paese di origine (così prevede la legge). Non è però un mistero che in pratica, i flussi di ingresso vengono utilizzati da migliaia di lavoratori che sono già irregolarmente in Italia; nel momento in cui riescono ad ottenere una quota del decreto flussi, tornano nel proprio Paese per prendere il visto d'ingresso e rientrano legalmente in Italia, riuscendo finalmente ad ottenere il tanto sospirato permesso di soggiorno. Ovviamente tutta questa procedura non è esente dal rischio dell’ espulsione. Il pericolo più grande lo si corre quando si esce dall'Italia. Un controllo alla frontiera potrebbe far scattare un'espulsione, con conseguente divieto di rientrare in questo paese per i prossimi  cinque o dieci anni. Lo straniero che si presenta alla frontiera, infatti, anche se sta lasciando l'Italia, è pur sempre un clandestino. Il controllo, inoltre, potrebbe anche non essere effettuato alla frontiera ma durante il soggiorno nel nostro Paese; un’eventuale espulsione comminata comporterebbe, oltre al divieto di ingresso in Italia anche la revoca dell’autorizzazione al lavoro rilasciata dalla Prefettura. Nei racconti di chi tenta di regolarizzarsi con i flussi, ricorre un documento spesso soprannominato "passaporto in bianco". Si tratta del documento di identità valido per l'espatrio rilasciato dai consolati agli stranieri privi di passaporto, perché glielo hanno rubato o lo hanno smarrito. Su tale documento ci sono la fotografia e le generalità del cittadino straniero, ma non c'è il timbro con la data del suo ingresso in Italia. Il timbro/visto dovrebbe essere sul passaporto smarrito o rubato. Spesso la polizia di frontiera richiede delle prove a supporto di quello che si sta dichiarando. Di solito si racconta che chi ha smarrito in Italia il suo passaporto, una volta tornato a casa se ne fa rilasciare uno nuovo, indispensabile per chiedere alla rappresentanza diplomatica italiana il visto d'ingresso. Ma anche molti di quelli che sono riusciti a tornare a casa con il passaporto ordinario (senza essere stati espulsi alla frontiera italiana), ne chiedono uno nuovo, poiché sul passaporto vecchio è infatti rimasta una traccia del loro passato da clandestini: i timbri apposti all'ingresso e all'uscita dall'Italia È vero che una volta a casa, la rappresentanza diplomatica italiana spesso valuta i timbri di uscita come un buon motivo per non rilasciare il visto d'ingresso, creando molte difficoltà per il rilascio di questi.

A cura di

Dott.ssa Mascia Salvatore

Dott.ssa Olivadese Teresa

Dott. Andrea De Rossi

Dott.ssa Rosanna Caggiano